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[vc_row][vc_column css=”.vc_custom_1556623685888{margin-top: 50px !important;}”][cspt-heading-subheading h2=”FAQ 3MURI” align=”center” reverse=”yes”][/vc_column][/vc_row][vc_row content_placement=”bottom” css=”.vc_custom_1556623730859{padding-top: 0px !important;}”][vc_column][vc_tta_accordion style=”outline” c_position=”right” active_section=”1″][vc_tta_section title=”Requisiti di sistema” tab_id=”installazione”][vc_column_text]La compatibilità è garantita con Windows XP, Vista, Seven a 32 Bit.

N.B. è necessario essere utente amministratore del computer.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Controllare la versione del programma” tab_id=”1553685744497-03cbf784-15b2″][vc_column_text]Per avere a disposizione le prestazioni migliori del programma, l’utente si trova spesso a dover capire quale versione sta utilizzando per scaricare eventuali aggiornamenti.

Come capisco quale versione è installata sul mio PC?

Aprendo il programma, la splash che appare presenta il numero di versione.

Se il programma è già aperto, possiamo premere il punto interrogativo(?) nel menu per selezionare la voce “Informazioni su”.

Il numero della versione ed il tipo di licenza compare nella finestra di dettaglio.

[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Attivare il prodotto” tab_id=”1553686283411-c2228d38-c4a0″][vc_column_text]3Muri è dotato di due sistemi di protezione: software o hardware.

La protezione software consiste nell’utilizzare il programma inserendo un codice di attivazione della licenza direttamente al primo avvio. Ogni codice fornito da S.T.A. DATA srl equivale a una licenza e può essere attribuito ad un solo pc in modo univoco.

La protezione hardware consiste nell’attivare il programma attraverso una chiave USB; con questo tipo di protezione è possibile utilizzare il programma su più PC (non contemporaneamente) semplicemente spostando la chiave USB da un pc all’altro.

Come faccio a sapere quale protezione possiedo?

Il tipo di protezione è stabilita con S.T.A. DATA srl in sede di stipulazione del contratto di licenza

Dal programma possiamo capire la protezione in possesso premendo il punto interrogativo(?) nel menu per selezionare la voce “Informazioni su”.

[/vc_column_text][vc_column_text]Come si attiva il prodotto con protezione software?

si deve scegliere la voce “protezione software” al primo avvio

successivamente si apre la maschera di richiesta codice.

Occorre comunicare a S.T.A. DATA srl il codice che appare video con l’apposito “Modulo Richiesta Codice”

[/vc_column_text][vc_column_text]Come si attiva il prodotto con protezione hardware?

Si deve scegliere la protezione hardware al primo avvio.

E necessario installare i “DRIVER CHIAVE HARDWARE” (disponibili nell’ “Area Clienti” del sito).

Inserire la chiave “USB” nel PC.[/vc_column_text][vc_column_text]Cosa significa “chiave hardware non presente”?

Se durante l’avvio compare questo messaggio significa che non è stato installato il driver della chiave USB (Sistem driver) oppure che la chiave hardware non è stata inserita in una porta USB funzionante (NB: non utilizzare prolunghe, adattatori o hub).

Se si possiede il codice software fare click su “Cambia tipo di protezione” e confermare.[/vc_column_text][vc_column_text]Cosa significa file di abilitazione non trovato?

Significa che il file di abilitazione (es XXXXX.key) non è stato copiato nella cartella di installazione (solitamente C:\programmi\STADATA\3Muri).

Il file di abilitazione è fornito direttamente da S.T.A. DATA srl.[/vc_column_text][vc_column_text]Possiedo la chiave USB, mi chiede il codice, perché?

Se si ha la protezione hardware (con chiave USB) e compare la richiesta codice significa che abbiamo sbagliato a scegliere il tipo di protezione al primo avvio.

In questo caso cliccando su “Cambia tipo protezione” (in basso a sinistra nella finestra di richiesta codice) e confermare il cambio di protezione.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Inserimento pareti” tab_id=”1598539737546-a642a69e-0bef”][vc_column_text]Posso inserire le pareti utilizzando un filo fisso esterno od interno?

No, non è possibile, si deve preparare un file di supporto (dxf) sul quale siano già tracciati gli assi degli elementi.

Perchè i nodi hanno colore differente?

I nodi assumono colori differenti a seconda del tipo di “dipendenze” che le varie pareti assumono tra loro.

Un’ imputazione grafica che parte da un dxf “non troppo curato”, potrebbe portare alla creazione di errori di imputazione delle pareti immediatamente.

Tali errori sono facilmente individuabili in base al colore che ogni nodo assume.

Nodo Tipo1[colore nero]: Sono nodi che sono estremo di parete per una o più pareti.

Nodo Tipo2[colore verde]: Sono nodi che oltre ad essere estremo di una parete, appartengono anche a un punto intermedio di un’altra parete.

Nodo Tipo3[colore giallo]: Sono nodi che sono prodotti dall’intersezione di più pareti senza essere estremo di alcuna parete interessata.

In inserimento pareti appare il messaggio “pareti sovrapposte o allineate”, perché?

In 3Muri i segmenti murari contigui, appartenenti alla medesima retta, devono essere modellati mediante una parete unica.

Il solutore accetta pareti contigue se esse vengono inserite con un angolo di deviazione maggiore di 8°.

NB. Si ricorda che la parete definita unica potrà essere suddivisa in più segmenti di pareti nell’ambiente struttura, con la possibilità di attribuire a ciascun segmento le proprie caratteristiche quali materiali e spessori.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Irregolarità” tab_id=”1598539911964-a3655f93-c3b6″][vc_column_text]Quando si realizza un modello, è sempre bene ricordare che il modello deve rappresentare la sintesi della realtà.

La realtà è formata da un insieme di particolari costruttivi che in un modello di calcolo possono essere omessi a favore del calcolo in quanto non significativi.

In alcuni casi, la presa in esame di troppi particolari potrebbero fornire risultati inaffidabili.

Come capisco se il mio modello contiene troppi dettagli?

Facciamo un esempio:

La figura seguente mostra una parete orizzontale che, all’intersezione con una parete di spina muta il suo allineamento traslando verso il basso della quantità AB.

Se la distanza AB è ampia, il corretto schema pareti è quello riportato in rosso nell’immagine precedente.

Se la distanza AB è ridotta, il corretto schema pareti è quello riportato in blu nell’immagine precedente. In tal caso si preferisce omettere la presenza della discontinuità, tracciando una parete che interpola la posizione reale delle pareti.

Cosa si intende per distanza “ampia” o “ridotta”?

Il confine tra i due casi è di circa 80cm, la variabilità di tale valore dipende molto dal tipo di modello.

Perché devo distinguere le due casistiche in base alla distanza AB ?

La parete inclinata, se possiede un tratto AB di dimensioni estremamente limitate, al momento della creazione della mesh genera maschi murari stretti (quanto la distanza AB) ed alti (altezza di interpiano) che, data la limitata sezione orizzontale si romperanno già dai primi passi dell’analisi.

Nella realtà è improbabile la rottura anticipata di tale elemento, la sua resistenza sarà supportata da tutte le pareti che confluiscono nel nodo. Eliminando queste irregolarità si stabilizza il calcolo, ottenendo risultati più affidabili.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Mesh” tab_id=”1598541293379-9d773049-b5e0″][vc_column_text]Lanciando la generazione della mesh un messaggio informa che “una parete non è interamente collegata al telaio”, che cosa significa?

Significa che non è stato garantito il comportamento scatolare della struttura. Durante la modellazione non è stato creato uno schema di pareti a maglie chiuse generando perciò delle labilità.

Controllare il modello che non presenti nodi di primo tipo (di colore nero) appartenente ad una sola parete.

Durante la generazione della mesh compare un errore di “classificazione del pilastro”, cosa devo fare?

Un pilastro deve essere inserito all’interno della struttura dell’edificio, ovvero essere collegato ad esso con elementi strutturali quali catene o travi, altrimenti il nodo di sommità del pilastro risulta labile.

Se non si vincola il pilastro alla struttura il solutore lo esclude dalla mesh in automatico.

Posso modificare le caratteristiche di un maschio o fascia?

Si possono modificare le caratteristiche di un maschio o una fascia visualizzando nell’ambiente analisi la parete interessata e successivamente operare con il comando “modifica materiali maschi/fasce”

NB: queste modifiche devono essere effettuate dopo la generazione automatica della mesh.

Se si modificano le caratteristiche di maschi o fasce e successivamente si genera nuovamente la mesh(magari in seguito ad una modifica in struttura) tali modifiche verranno cancellate.

Modifico la struttura, devo rifare la mesh?

SI, ogni modifica apportata al modello negli ambienti struttura o pareti comporta l’aggiornamento del telaio equivalente affinché tali modifiche siano computate.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Calcolo” tab_id=”1598541414403-bb1a280d-689f”][vc_column_text]Come scelgo il miglior nodo di controllo?

Si sceglie il nodo in corrispondenza del punto più deformabile.

Prima di eseguire il calcolo non si conosce ancora quale sia il punto più deformabile, per cui sono costretto ad individuarlo in prima battuta in base all’eperienza e a verificare la bontà della scelta a posteriori.

Tutte le analisi del modello devono essere eseguite con il medesimo nodo di controllo?

No, molto spesso il comportamento in una direzione è ben diverso dal comportamento nell’altra, è quindi ragionevole avere nodi di controllo differenti per le due direzioni.

Eseguendo il calcolo compare il messaggio “errore calcolo masse”, cosa significa?

Solitamente tale errore si presenta quando nel modello non sono stati inseriti solai e quindi non è possibile calcolare la distribuzione delle masse tra i vari elementi del telaio equivalente.

Analisi statica: dove inserisco il carico vento?

Le azioni del vento possono essere inserite nell’apposito riquadro presente nella finestra gestione livelli; è possibile inserire un valore distinto per ciascun livello.

Distribuzione di forze “proporzionale al primo modo”, cosa si intende?

Si intende la prima distribuzione del Gruppo 1, non si tratta quindi della reale distribuzione di primo modo ma della sua “schematizzazione sintetica” per la quale non è quindi necessario eseguire preventivamente il calcolo modale.

Norme Tecniche per le Costruzioni 2008

………

Si devono considerare almeno due distribuzioni di forze d’inerzia, ricadenti l’una nelle distribuzioni principali (Gruppo 1) e l’altra nelle distribuzioni secondarie (Gruppo 2) appresso illustrate.

Gruppo 1 – Distribuzioni principali:

– distribuzione proporzionale alle forze statiche di cui al § 7.3.3.2, applicabile solo se il modo di vibrare fondamentale nella direzione considerata ha una partecipazione di massa non inferiore al 75% ed a condizione di utilizzare come seconda distribuzione la 2 a);

– distribuzione corrispondente ad una distribuzione di accelerazioni proporzionale alla forma del modo di vibrare, applicabile solo se il modo di vibrare fondamentale nella direzione considerata ha una partecipazione di massa non inferiore al 75%;

– distribuzione corrispondente alla distribuzione dei tagli di piano calcolati in un’analisi dinamica lineare, applicabile solo se il periodo fondamentale della struttura è superiore a TC.

Gruppo 2 – Distribuzioni secondarie:

a) distribuzione uniforme di forze, da intendersi come derivata da una distribuzione uniforme di accelerazioni lungo l’altezza della costruzione;

b) distribuzione adattiva, che cambia al crescere dello spostamento del punto di controllo in funzione della plasticizzazione della struttura.

L’analisi richiede che al sistema strutturale reale venga associato un sistema strutturale equivalente ad un grado di libertà.

Circolare n. 617 del 2 febbraio 2009

………

C7.8.1.5 Metodi di analisi

C7.8.1.5.1 Generalità

Le strutture in muratura essendo caratterizzate da un comportamento non lineare risultano, in ogni caso, più significativamente rappresentate attraverso un’analisi statica non lineare. Pertanto, tale metodo è applicabile anche per gli edifici in muratura anche se il modo di vibrare fondamentale ha una massa partecipante inferiore al 75%.

Il punto di cui alla lettera (a) del Gruppo 2 costituisce la distribuzione proporzionale alle masse.

Lo stralcio della circolare, mette in luce come il controllo richiesto nel primo punto del Gruppo 1 non sia in realtà da considerarsi vincolante ai fini di verifica.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Problemi di Convergenza” tab_id=”1598541700053-6a12aac9-2309″][vc_column_text]Eseguendo il calcolo il solutore da problemi di convergenza, dove è l’errore?

In alcuni casi può verificarsi che il programma segnali una mancata convergenza.

Spesso, questo avviso si presenta in corrispondenza di un errore di modellazione o di un sottodimensionamento di alcuni elementi strutturali (es..poca armatura nelle travi).

Il sottodimensionamento causa l’impossibilità dell’elemento in questione di resistere in campo statico, in tal caso si genera una mancata convergenza dell’analisi non lineare.

Quali sono le possibili cause di una mancata convergenza?

1. Carichi sui solai troppo elevati (i valori dei carichi vengono stimati scorrettamente);

2. I parametri meccanici della muratura non sono idonei;

3. L’armatura degli elementi in c.a. è sottostimata anche per un’analisi a peso proprio,

4. Assenza di vincoli di fondazione;

5. Scelta nodo di controllo non idoneo.

Come trovo la causa di una mancata convergenza?

La procedura migliore per individuare i punti di debolezza strutturale che hanno generato il problema descritto, è quello di visionare le deformate di parete con i rispettivi stadi di degrado.

Qualora si verifichi una mancata convergenza, l’utente può ugualmente visionare i risultati prendendo visione della sola deformata (ambiente di controllo).

1.Premiamo il pulsante per visualizzare i risultati

2. La finestra che viene mostrata contiene la riga dell’analisi che non converge con tutti i risultati nulli;

3. Con il pulsante “Visualizza dettagli” entriamo nella finestra che mostra le deformate delle singole pareti;

4. Osservando ogni singola parete andiamo alla ricerca di elementi fortemente deformati o rotti già sotto carico verticale.

Quali sono le possibili cause?

1. Carichi sui solai troppo elevati (i valori dei carichi vengono stimati scorrettamente).

Un esempio può essere la definizione di una volta, inserendo la densità del materiale di riempimento non coerente con l’unità di misura riportata.

Una densità troppo elevata si trasforma in un carico sugli elementi portanti troppo grande per essere sostenuto dagli stessi.

2. I parametri meccanici della muratura non sono idonei.

Questo problema può nascere ad esempio inserendo il peso specifico non conforme all’unità di misura richiesta creando un carico eccessivo.

Il carico eccessivo genera la rottura di numerosi elementi per compressione.

3. L’armatura degli elementi in c.a. è sottostimata anche per un’analisi a peso proprio.

Nella figura seguente si vede una muratura presente solamente al secondo livello di un edificio che è sostenuta da una trave.

Se la trave è debolmente armata non sarà in grado di sostenere il carico a peso proprio del muro anche senza carico sismico.

[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Risultati” tab_id=”1598542159662-51eeadd1-d53d”][vc_column_text]La deformata ultima della struttura è di un ordine di grandezza superiore a quello presumibile, è anomalo?

E’ anomalo soltanto se il nodo di controllo non è stato scelto in modo opportuno.

Prendere visione della deformata in pianta può aiutare ad individuare il problema e scegliere il nodo di controllo opportuno.

Nei risultati analisi statica al posto dei risultati numerici compare la scritta “n/d”, cosa significa?

In alcuni casi Nr non può essere calcolato (n/d: non definito); questo succede se le verifiche di snellezza o eccentricità non risultano soddisfatte.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Risultati Statica” tab_id=”1598542287157-4f14b605-b3fb”][vc_column_text]Nei risultati dell’analisi statica, al posto dei valori numerici di Nr compare la scritta “n/d”, cosa significa?

In alcuni casi Nr può risultare non definito (n/d); questo può succedere per due motivi:

1. Se le verifiche di snellezza o eccentricità non risultano soddisfatte.


Nel caso in esame e1/t= 0.453 che è maggiore del limite normativo di 0.33.

 

Quando le verifiche di snellezza ed eccentricità non sono superate, i valori da introdurre nella tabella normativa per calcolare ? non sono presenti ed è la normativa stessa a vietare l’estrapolazione dei valori.

2. Se le verifiche di snellezza o eccentricità sono superate ma con valori di entrambe prossimi al loro limite.

Quando entrambe le verifiche forniscono esito positivo ma con valori limite elevati si ricade nei campi della tabella indicati con n/d in cui non è consentito il calcolo.

Per fortuna la possibilità di ricadere in questi campi è estremamente limitata.

Nei risultati dell’analisi statica, al posto dei valori numerici di Nd compare la scritta “n/d”, cosa significa?

In tal caso il valore di Nd=0

Il carico sollecitante (Nd) è nullo se entrambi i nodi dell’elemento sono vincolati(vedi figura seguente)

.

Sono vincolati entrambi i nodi se:

– esistono elementi con quote di fondazione differenti

– Per errore è stato inserito un vincolo di fondazione ad un livello superiore sebbene fosse già presente al livello inferiore.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Calcolo della Vulnerabilità” tab_id=”1598542507899-69a7159c-c7a5″][vc_column_text]Come viene calcolata l’accelerazione limite (PGA) e i fattori di vulnerabilità?

?PGA=PGAC/PGAD ; ?TR=TRC/TRD

PGAC: Accelerazione di capacità limite per ciascuno degli stati limite (indipendente dallo spettro sismico).

PGAD: Accelerazione spettrale per ciascuno degli stati limite (dipendente dallo spettro sismico).

TRC: Periodo di ritorno dell’azione sismica di capacità limite per ciascuno degli stati limite.

TRD: Periodo di ritorno spettrale per ciascuno degli stati limite.

Entrambe le accelerazioni (PGA) sono valutate, per convenzione, su suolo rigido(A).

Alcune schede tecniche richiedono il calcolo delle suddette accellerazioni sul suolo di riferimento, in tal caso sarà necessario moltiplicare il valore calcolato dal programma per il fattore “S” (S=SS*ST), definito nei parametri dello spettro.

 

Che differenza c’è tra la PGA calcolata a TR=cost o TR variabile?

Sono due differenti procedure di calcolo di ?PGA che si basano su due ipotesi teoriche di partenza differenti, spetta al progettista la scelta di quella che ritiene più idonea per il caso specifico. Entrambi le teorie si possono ritenere valide ed affidabili.

Ricordiamo che i tre valori principali per la definizione dello spettro (ag, F0, T*c) sono calcolati dal reticolo di riferimento a partire da un dato valore del periodo di ritorno TR.

Il valore della PGAC su suolo rigido corrisponde al valore di ag .

Metodo1 (TR=cost): Calcolare PGAC facendo variare il valore di ag fino al raggiungimento della condizione dello stato limite corrispondente, mantenendo F0 e T*c costanti definiti sulla base del valore di TR definito dallo spettro sismico.

Metodo2 (TRC): Calcolare PGAC facendo variare il valore di TR fino al raggiungimento di una terna di valori (ag, F0, T*c) corrispondente alla condizione dello stato limite in esame.

Il valore di ag così calcolato corrisponde alla PGAC ricercata.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Relazione” tab_id=”1598542624451-09e55a1a-ad28″][vc_column_text]Come mai la tabella dei risultati non si vede in relazione?

Occorre che i risultati siano inseriti in relazione.

Si possono inserire le singole verifiche spuntandole nell’elenco (riquadro rosso) oppure tutte cliccando sull’apposito pulsante, riquadro blu.

Vengono inserite le immagini in relazione?

Si, a scelta dell’utilizzatore premendo il tasto destro del mouse nell’area grafica di competenza[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Meccanismi locali” tab_id=”1598542739469-db464087-4c13″][vc_column_text]Sui blocchi cinematici, sono già presenti i carichi dei solai assegnati in fase di input nell’ambiente Struttura?

Tiene in conto direttamente di tutti i carichi verticali concentrati, lineari o distribuiti sui solai che interessano ciascun singolo blocco o la sua quota superiore.

Sui blocchi cinematici, sono già presenti i carichi delle porzioni in muratura a quote superiori, assegnati in fase di input nell’ambiente Struttura?

Il carico verticale trasmesso dalle murature a quota superiore al blocco in esame non viene computato in modo automatico e deve essere inserito mediante il comando carico direttamente nell’ambiente ML. Nel caso della figura precedente, il muro sopra la sezione S4 non trasmette automaticamente il suo carico al meccanismo.

Viene considerata automaticamente la spinta delle volte ricavandola dall’ambiente struttura?

No, in struttura devono essere inseriti solamente i carichi che interessano il comportamento globale.

Le spinte delle volte o dei tetti costituiscono un effetto locale che non deve interagire con il comportamento globale, per questo devono essere verificate direttamente com 3Muri ML andando a inserire il carico da spinta.

Come si analizza il ribaltamento del cantonale?

Per modellare un cantonale è sufficiente inserire un blocco cinematico in ciascuna parete che converge nel vertice interessato e inserire come vincolo una cerniera inclinata dell’angolo attorno al quale si desidera verificare il ribaltamento.

[/vc_column_text][/vc_tta_section][/vc_tta_accordion][/vc_column][vc_column][vc_tta_accordion style=”outline” c_position=”right” active_section=”1″][vc_tta_section title=”Configurare Win Vista, 7″ tab_id=”1556616449074-ebe68d5a-c6e8″][vc_column_text]In alcuni casi, con sistema operativo “Vista” o “Seven”, possono insorgere alcuni problemi di malfunzionamento.

Per evitare tali problemi si possono definire le seguenti configurazioni:

Impostazione Account Utente

“WINDOWS VISTA”

Aprire il Pannello di Controllo e scegliere la voce “Account Utente”

Selezionare “Attiva o Disattiva Controllo account Utente”

Disattivare la casella corrispondente

“WINDOWS SEVEN”

Aprire il Pannello di Controllo e scegliere la voce “Account Utente e protezione famiglia”

Selezionare “Modifica le impostazioni di Controllo account Utente”

Abbassare il livello fino al minimo

Impostazioni dello Schermo

“WINDOWS VISTA”

Dal Pannello di Controllo selezionare “Personalizzazione”

Selezionare “Colore e aspetto finestre”

Impostare “Windows Standard”

“WINDOWS SEVEN”

Dal Pannello di Controllo selezionare “Aspetto e Personalizzazione” selezionare “Cambia tema”

Impostare “Windows Classico”

[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Salvare i Lavori” tab_id=”1556616449093-654048bf-5314″][vc_column_text]Quando premo il pulsante di salvataggio, dove viene salvato il modello?

Salvo differenti impostazioni, il programma salva il modello nella cartella “Lavori” all’interno della cartella in cui è installato il programma (Es.: C:\Programmi\STA DATA\3Muri\Lavori).

Se devo condividere il modello che ho creato con un collega, quale file devo inviargli?

Il programma non genera un singolo file ma una cartella con il nome del modello, all’interno sono presenti diversi file.

Per condividere il lavoro devo copiare l’intera cartella.

Se la cartella dei lavori anche se compressa (zip; rar; ecc..), è troppo ingombrante per spedirla via mail, come si può fare?

In 3muri sono molti i lavori le cui cartelle occupano parecchi MB.

Analizziamo il contenuto della cartella.

La cartella del modello contiene alcuni file che hanno estensione “sta” e contengono i risultati del calcolo. Viene creato un “file risultati” per ciascuna delle analisi eseguita (normalmente sono 24 analisi). Il diagramma precedente evidenzia un notevole ingombro di ciascuno di questi file. Si possono cancellare i file delle analisi che non ci interessa condividere, riducendo consistentemente l’ingombro della cartella. Il nome di tali file sono distinti da un numero; tale numero corrisponde al numero dell’analisi nella tabella di calcolo.

Come faccio a cambiare il percorso di salvataggio dei lavori?

Chiudendo eventuali modelli aperti la schermata del programma appare come di seguito.

Dal menù “Impostazioni” scegliere la voce “percorsi”.

Usiamo la finestra “Gestione percorsi” per decidere il percorso di salvataggio.

[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Importazione DXF” tab_id=”1556616449107-40c32a47-a862″][vc_column_text]Nella pratica professionale classica è decisamente utile poter importare un file di disegno prodotto mediante un programma CAD ed utilizzarlo come base per rilucidare le piante del disegno.

Prima di importare un disegno è fondamentale eseguire una operazione introduttiva di “preparazione” del disegno mediante lo strumento CAD che si utilizza.

Vediamo quali sono le fasi principali:

•Preparare un file di disegno che contenga al suo interno la sola pianta del livello che si stà per definire.

•Posizionare l’origine del sistema di riferimento in uno dei vertici della pianta.

•Definire i limiti dell’area grafica attorno alla pianta da importare (comando limiti/limits del programma CAD).

•Cancellare disegni ed immagini contigue alla pianta, mantenere su questa solo ciò che è effettivamente utile, eliminare eventuali retini.

•Controllare l’unità di misura adottata (il programma 3muri lavora in “cm”), in modo da scalare correttamente il disegno prima dell’importazione o definire il fattore di scala da adottare.

•Selezionare la pianta ed esplodere tutto (non devono essere presenti blocchi).

•Salvare il disegno in formato dxf/ dwg versione“2000”.

Quando si lavora con programmi CAD, succede frequentemente che nell’area di lavoro siano presenti dei simboli grafici indesiderati che sono molto piccoli(rispetto al disegno), se non eliminati potrebbero creare una visualizzazione scorretta internamente al programma (vedere la pianta molto piccola in un angolo dello schermo).

Per risolvere tale problema, gli utenti AutoCAD possono usufruire del comando “copia con punto base”, selezionando solo l’area di interesse, fare un nuovo lavoro ed incollare sullo zero assoluto del sistema di riferimento.

Importare un disegno

Premiamo il pulsante sulla barra per importare il file.

Dopo aver selezionato il file da importare nella lista, impostare il fattore di scala.

Confermando sul pulsante OK viene richiesto di cliccare nell’area grafica per definire un punto di inserimento.

Come inserisco un dxf a piani successivi mantenendo il medesimo punto di inserimento?

Il problema consiste nell’inserire le due piante perfettamente sovrapposte.

Quando si prepara il dxf si può mettere a “zero” un punto che rappresenta il piano medio della muratura, per il quale passerà sicuramente una parete.

Importato il primo livello inseriamo le pareti, quando creiamo il secondo livello il punto di inserimento della pianta, appartenendo alle pareti definite, sarà visibile.

Come spostare un dxf già inserito?

Premendo il tasto destro nell’area grafica sono disponibili i comandi di sposta ed elimina.

Per il comando sposta, è necessario definire il vettore spostamento cliccando in due punti, punto di partenza e punto di arrivo.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Definire solai” tab_id=”1598539701732-c72f6612-2e83″][vc_column_text]Quando uso il comando “Solaio” il peso proprio viene calcolato in automatico?

No, la finestra orizzontamenti serve esclusivamente per calcolare automaticamente la rigidezza dell’orizzontamento.

Il valore di Gk deve essere calcolato manualmente dall’utente.

Quando uso il comando “Volta” il peso proprio viene calcolato in automatico?

Si, il valore di Gk viene calcolato automaticamente in base alla densità del materiale di riempimento.

Ulteriori permanenti strutturali possono essere inseriti andando ad incrementare il valore già presente nel campo.

Come inserisco la spinta di una volta?

Nel modello strutturale ai fini pushover non deve essere introdotta la spinta poichè “Eventuali spinte orizzontali, valutate tenendo in conto l’azione sismica, devono essere assorbite per mezzo di idonei elementi strutturali.” (NTC §7.8.1.4).

La spinta della volta è un effetto locale che nasce a causa della presenza della volta stessa e, in quanto tale, deve essere essere assorbita da un elemento strutturale “dedicato” che non deve essere introdotto in un modello per valutare il comportamento globale.

La spinta delle volte deve essere inserita solamente nel momento in cui si valuta un meccanismo cinematico(modulo 3MuriML), in quanto le analisi cinematiche sono di tipo locale.

L’inserimento della spinta per le analisi cinematiche avviene mediante il comando “carico”.

I parametri meccanici (Ex, Ey) sono relativi ad un sistema di riferimento x, y. Come sono disposti questi assi?

Il sistema cartesiano x, y è il sistema di riferimento locale del solaio. L’asse x rappresenta la direzione principale dell’orditura.

Come si definisce l’altezza del livello quando l’edificio ha corpi con altezze differenti?

Se le differenze tra le quote dei vari solai del medesimo piano non sono troppo elevate, si crea un unico livello a quota media (tra le quote dei due solai) e si definiscono le quote dei rispettivi solai nel comando “solaio”. In tal caso, la “quota media” potrebbe essere variata in modo da evitare che quest’ultima tagli le aperture presenti.

Se le differenze delle quote dei solai sono consistenti, è bene mettere i due solai su due livelli differenti gestendo l’altezza del livello in base alla differenza di quota dei due solai.

Nel caso di variazioni di quote significative, è bene anticipare il calcolo con delle indagini preliminari in sito per chiarire se le differenze di quote siano dovute alla presenza di unità strutturali (US) distinte di un aggregato, eventualmente modellabili separatamente.

Come inserisco un solaio a sbalzo?

In tal caso è bene utilizzare il comando balcone al posto del comando solaio.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Definire eccentricità/Appoggio solai” tab_id=”1598540231709-dc34df0c-d2cb”][vc_column_text]Eccentricità

Nella finestra di “definizione delle caratteristiche”, viene richiesto l’inserimento delle eccentricità rispetto alla parete.

Ricordiamo che l’inserimento di tale valore è utile esclusivamente per le verifiche statiche e sarà trascurato per la verifica sismica.

L’immagine seguente riporta un esempio di calcolo delle eccentricità:

Lunghezza Appoggio

Nella finestra “Solaio” viene richiesto di inserire la lunghezza di ammorsamento del solaio nel muro.

Ricordiamo che l’inserimento di tale valore è utile esclusivamente per le verifiche statiche e sarà trascurato per la verifica sismica.

L’immagine seguente riporta un esempio di calcolo della lunghezza di appoggio:

[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Inserire le fondazioni” tab_id=”1598540416822-8cd82691-28e6″][vc_column_text]Come inserisco le fondazioni?

Nella finestra di definizione delle caratteristiche, alcune tipologie di elementi strutturali(quelli di superficie) possono ospitare nella parte inferiore le travi di fondazioni.

Nella parte bassa delle corrispondenti schermate, si trova uno spazio che permette di gestire le fondazioni.

Inserire le fondazioni è fondamentale?

No, si può evitare di inserire la fondazione; l’inserimento delle fondazioni non ha utilità nel calcolo pushover.

La fondazione serve solamente per individuare una superficie di contatto e procedere con il calcolo delle tensioni a contatto con il terreno. Non viene considerato il suo contributo in termini di rigidezza poiché legato a nodi direttamente vincolati.

Posso inserire un plinto?

No, per ciascun pilastro il programma fornisce direttamente le reazioni vincolari. Il calcolo delle tensioni è immediato conoscendo le dimensioni del plinto.

Se creo un primo livello alto quanto il solaio, posso inserire il solaio in modo da definire le fondazioni a platea?

No, il concetto di solaio deve servire solo come strumento per definire gli impalcati e non per le platee di fondazione.

Cosa significano “sigma I” e “sigma J” nella tabella del calcolo delle tensioni in fondazione nel calcolo pushover?

I e J indicano rispettivamente il primo ed il secondo estremo del segmento di parete.

In base a questa convenzione “sigma I” rappresenta la tensione a contatto col terreno del primo estremo del segmento di parete indicato, “sigma J” rappresenta la tensione del secondo estremo del segmento di parete (vedere figura qui a lato).

Su quali parametri influisce l’inserimento delle dimensioni e del carico permanente aggiuntivo nelle caratteristiche delle fondazioni?

La dimensione della fondazione non genera alcuna variazione nei risultati del calcolo pushover poichè in corrispondenza di nodi direttamente vincolati.

Tali parametri servono solamente a incrementare il valore della reazione vincolare nel nodo per effetto del peso proprio della trave.

“Carico permanente aggiuntivo” permette di introdurre carichi aggiuntivi che agiscono direttamente sulla fondazione.[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Cancellare pilastri” tab_id=”1598540762580-d6133249-46ca”][vc_column_text]Perché non riesco a cancellare il pilastro?

L’eliminazione dei pilastri avviene selezionando il pilastro con il tasto destro del mouse.

Può succedere che il programma non consenta di eliminare il pilastro. Bisogna fare attenzione a selezionare il pilastro (il bordo del simbolo del pilastro) e non il nodo.

[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Input della Muratura Armata” tab_id=”1598540838213-84315eb5-9267″][vc_column_text]Cosa rappresentano le caratteristiche richieste nella finestra di input dei rinforzi?

Il rinforzo concentrato è solamente di tipo verticale ed è rappresentato da una barra, piatto metallico o striscia FRP il cui baricentro è localizzato a distanza Dc dal bordo del pannello o dal bordo dell’apertura.

Con Ac viene indicata l’area della sezione del rinforzo.

L’inserimento di un rinforzo concentrato su un segmento di parete implica che vengano inseriti automaticamente due rinforzi per ciascun maschio esattamente come indicato nella figura seguente.

Nel caso di rinforzo diffuso le grandezze richieste sono le seguenti, l’immagine seguente mostra cosa rappresentano le singole grandezze.

Le aree di rinforzo da inserire sono riferite a una faccia singola o a entrambe le facce?

Per rispondere in modo completo facciamo un esempio:

Se ho un rinforzo di muratura realizzato con intonaco armato, su entrambe le facce del muro, costituito ad esempio da rete Ø8/20×20 (1 rete su entrambe le facce del muro), nella finestre “proprietà rinforzi” – inserisco:

Ad=(0.5cm2) x 2 = 1cm2 (con 0.5cm2=area di un singolo Ø8)

Asw=(0.5cm2) x 2 = 1cm2

Che cosa serve l’opzione “Fascia: Armature per resistenza a pressoflessione”?

Permette di considerare le armature orizzontali estese nella porzione rappresentate dalla fascia.

Quali parametri di area e passo devo mettere della definizione di un FRP?

I parametri da inserire si possono ricavare dalle schede tecniche del produttore, riportiamo qui di seguito un esempio.

Stralcio scheda tecnica:

Tensione caratteristica di rottura a trazione ffk=2000 MPa

Modulo elastico a trazione , Ef=68 Gpa

Allungamento a rottura, ef=2,76 %

Larghezza standard del rinforzo in FRP, bf =100mm

Spessore di calcolo del rinforzo in FRP, tf=0,0040 mm

Area di una singola maglia, Af=0,04 mm2

Passo delle maglie, 14 mm[/vc_column_text][/vc_tta_section][vc_tta_section title=”Elementi in c.a.” tab_id=”1598540840874-11676fb2-c4d0″][vc_column_text]Gli elementi in c.a per poter collaborare alla resistenza sismica in campo non lineare necessitano di una corretta definizzione delle caratteristiche di armatura.

Prendiamo in esame gli elementi trave e pilastro (le rispettive finestre di input presentate qui di seguito).

TRAVE C.A.: Cosa si intende con le espressioni “Af totale” e “N.intradosso/estradosso” ?

Questa domanda trova risposta con l’immagine seguente.

PILASTRO C.A.: Cosa si intende con le espressioni “Af totale lato… “?

Questa domanda trova risposta con l’immagine seguente.

[/vc_column_text][/vc_tta_section][/vc_tta_accordion][/vc_column][/vc_row]